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Complesso Monumentale San Michele a Ripa

L'enorme edificio apostolico è stato costruito in circa centocinquant'anni, a partire dal pontificato di Innocenzo XI (Odescalchi, 1676-1689) e a finire con Leone XII (Della Genga, 1823-1829).
La prima parte della costruzione fu edificata prima che il Cardinale Benedetto Odescalchi salisse al soglio pontificio, da Monsignor Tommaso Odescalchi fortemente impensierito dalla miserevole condizione in cui vivevano i fanciulli orfani e quelli abbandonati a se stessi.
A questo proposito è emblematico quanto scrive il Cardinale Antonio Tosti nella sua relazione sulle origini del San Michele: "S'avea presi in cura que' fanciulli malcapitati che, senza né tetto per ricovero né arte per occupazione, crescano in mezzo della città a mille sconcie ribalderie, che nascono da cotal vivere scioperato".
Nacque così nella mente del prelato l'idea di costruire il Complesso del San Michele  a Ripa Grande, nell'area retrostante l'antico porto fluviale, una grande fabbrica che fosse insieme casa e luogo di lavoro per i ragazzi abbandonati.
Papa Innocenzo XI inaugurò nel 1686 la porzione che si raccoglie attorno al cortile cosidetto dei Ragazzi, dal quale si accede dalla via di  San Michele attraverso un bel portale barocco.
Carlo Fontana, l'architetto progettista del complesso, anche se non riuscì a completare totalmente l'edificio, sicuramente diede l'impostazione metodologica e le direttive fondamentali, che poi sarebbero state più o meno seguite dai suoi successori.
Il corpo di fabbrica di tutto il complesso verso il Tevere presenta quattro piani, mentre le altre parti solo tre, pur restando in linea la copertura.
Il dislivello esistente tra via di S. Michele e la spianata del porto di RipaGrande consentì, infatti, all'architetto di realizzare dalla parte del fiume, un piano di ampi magazzini e botteghe.
Del funzionamento dell'orfanotrofio, per quello che concerne il tempo in cui venne inaugurato, non esiste chiara ed esauriente documentazione, ma è chiaro l'intento di quello che poi sarà il vero funzionamento dell'intero complesso leggendo la relazione redatta nel 1779 da Giuseppe Vai, segretario e deputato dello stesso Istituto, a proposito della bolla "ad esercitium pietatis" (20/5/1693) di Innocenzo XII: "il pontefice stabilì di formare un Istituto ed innalzare un vasto edificio, che fosse atto a ricevere quattro numerose classi di persone, le più degne come posizione che fossero alimentate, vestite e dirette sia nello spirito, che nelle arti, acciò non si vedessero andare vagabonde nelle strade e per le chiese a disturbare co' loro lamenti la pietà dei Fedeli ed a riempire di abominevoli visi la città, ma diventassero utili membri della Repubblica".
Delle quattro classi di persone la prima era quella "de' poveri Vecchi", la seconda quella "delle miserabili Vecchie", la terza quella "dei poveri Ragazzi" ed infine la quarta "delle povre Zitelle orfane, le quali come prive di Padre, o di chi ne avesse amorevole cura, non più restassero per le strade esposte al fomento dei vizi e al ludibrio della disgrazia".
l modello del complesso venne ordinato dal pontefice a Carlo Fontana in modo "che si potessero costruire tutti gli opportuni e separati comodi di abitazione in maniera che una Comunità non dovesse aver comunicazione con l'altra, a riserva della pubblica e grande Chiesa a cui tutte avessero diverso e separato accesso".
Intorno al 1770 la Fabbrica del San Michele aveva assunto ormai una dimensione imponente ed un preciso assetto e carattere architettonico, pur essendo ancora mancante il Conservatorio delle Zitelle, i cui lavori di costruzione cominciarono nel 1790 sotto Pio VI.
L'incarico di progettare ed eseguire il Conservatorio delle Zitelle fu affidato all'architetto Niccolò Forti sulla personalità artistica del quale non ci sono notizie precise. Il Forti  dovette seguire i dettami di Pio VI secondo cui il complesso del S. Michele doveva essere fatto con "celerità e colla possibile economia".
La mancata realizzazione del braccio della chiesa, come era stato ipotizzato dal Fontana, è la ragione della creazione, nel corpo del Conservatorio, di un'apposita Cappella da riservare alla quarta Comunità dell'Ospizio.
In ogni caso le fronti esterne e il cortile quadrato a loggiati sovrapposti detto "delle Zitelle", serviti dalla monumentale scala posta sul fronte verso il Tevere, bene si adeguano alla veste architettonica dell'edificio costruito precedentemente.
A partire dagli anni Settanta il Conservatorio, così come tutto il Complesso Monumentale, è  sede di Uffici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Da: www.iccd.beniculturali.it

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